I due dittatori, Vienna, van Ghelen, 1726

 I DUE DITTATORI
 
    Dramma per musica da rappresentarsi nella cesarea corte per il nome gloriosissimo della sacra, cesarea e cattolica real maestà di Carlo VI, imperadore de’ Romani sempre augusto, per comando della sacra, cesarea e cattolica real maestà di Elisabetta Cristina, imperadrice regnante, l’anno MDCCXXVI.
    La poesia è del signor Apostolo Zeno, poeta ed istorico di sua maestà cesarea e cattolica. La musica è del signor Antonio Caldara, vicemaestro di cappella di sua maestà cesarea e cattolica.
    Appresso Giovanni Pietro van Ghelen, stampatore di corte di sua maestà cesarea e cattolica.
 
 ARGOMENTO
 
    Si sa in qual pericolo fosse Roma dopo le famose vittorie di Annibale alla Trebbia ed al Trasimeno. Quinto Fabio Massimo eletto prodittatore (da noi per più comodità del verso chiamato dittatore) fermò con la sua custodia e lentezza questo impetuoso torrente e rassicurò l’animo de’ cittadini e de’ soldati. Da principio però la sua lentezza, e nel campo e nella città, passò con titolo di codardia; ed egli invece di lode, ne riportò biasimo e derisione. Avvenne inoltre che per ragione dei sacrifici, essendo egli costretto di portarsi in Roma, raccomandò l’esercito a Marco Minucio, maestro de’ cavalieri, giovane audace, intraprendente e che in ogni luogo e occasione sparlava della condotta del dittatore, il quale inoltre gli ordinò che in sua assenza non osasse combattere. Ma Fabio appena partito, Minucio, valendosi peraltro della spensieratezza de’ nemici, i quali desolavano la campagna larinate, dove allora si facea la guerra, ne assalì una parte e le cacciò fin dentro il lor vallo, dove fe’ molti prigioni. Divolgatosi in Roma l’avviso di quella vittoria, conceputa assai maggiore di quello che era, diede motivo ai tribuni del popolo di creare un secondo prodittatore nella persona di Minucio e di darlo per collega a Fabio, il quale era partito di Roma con animo di punire severamente Minucio per il trasgredito comando. Convenne a Fabio rassegnarsi al decreto dei tribuni e dividere ugualmente l’esercito con Minucio, il quale con le sue due legioni sortitegli, campeggiò in luogo separato. Annibale si valse dell’occasione e non andò molto che lo tirò nella rete. Era egli in pericolo di esser tagliato a pezzi con ambe le sue legioni, se il generoso Fabio, opportunamente avvisato, non fosse accorso con le sue e, posti in fuga i Cartaginesi, non lo avesse di quel pericolo liberato. Minucio allora solamente si accorse della sua temerità e dell’altrui avvedutezza. Fattosi seguire dalle sue legioni, andò dopo il fatto alla tenda di Fabio e, chiamatolo suo padre e suo salvatore, rassegnò a lui la dittatura e le legioni, contento di tornare a militar sotto lui nel primo grado di maestro di cavalieri. Questo insigne successo è riferito da Livio, libro XXII, da Plutarco nella Vita di Fabio Massimo, da Appiano e generalmente da altri scrittori della storia romana. Gli amori di Minucio e del giovane Fabio con Velia e degli altri due romani con Arisbe, la prigionia di questa e di Velia, come pure di Erminio, e la sua amicizia col secondo Fabio, sono intrecciate nel dramma per dar maggiormente risalto all’azione principale.
 
 PERSONAGI
 
 FABIO MASSIMO dittatore
 MARCO MINUCIO maestro de’ cavalieri e poi dittatore
 QUINTO FABIO figliuolo di Fabio Massimo, tribuno della prima legione e amante di Velia
 VELIA principessa dell’Insubria, promessa sposa di Erminio e schiava nel campo romano, sotto nome di Ersilia
 ARISBE nobil donzella cartaginese, schiava nel campo romano
 ERMINIO principe della Liguria, promesso sposo di Velia, da lei non conosciuto e schiavo nel campo romano
 OSIDIO tribuno della quarta legione, amante di Arisbe
 VALERIO giovane patrizio romano, amante di Arisbe
 
    La scena è nel campo romano, attendato nella campagna larinate.
 
 COMPARSE
 
    Di ufficiali romani con Fabio Massimo, di littori col medesimo, di littori con Minucio, di soldati con Quinto Fabio, di soldati con Osidio, di schiave con Velia, di altre con Arisbe, paggi con Velia, paggi con Arisbe.
 
 MUTAZIONI DI SCENE
 
    Nell’atto primo: bosco con veduta di tempio, illuminato di notte e ornato di trofei militari.
    Nell’atto secondo: accampamento de’ Romani.
    Nell’atto terzo: sala terrena.
    Nell’atto quarto: quartieri di soldati; padiglione di Minucio.
    Nell’atto quinto: campagna con veduta del vallo romano ad un lato e di collina in lontano.
    Le scene furono rara invenzione del signor Giuseppe Galli Bibiena, primo ingegnere teatrale e architetto di sua maestà cesarea e cattolica, e del signor Antonio, suo fratello, secondo ingegnere teatrale di sua maestà cesarea e cattolica.
 
 BALLI
 
    In fine del primo atto: di auguri e ministri del tempio.
    In principio dell’atto quarto: di soldati romani con esercizi militari.
    In fine del quinto atto: di soldati romani, i quali carichi di spoglie nemiche ne formano, danzando, un trofeo militare.
    Il primo e terzo ballo furono vagamente concertati dal signor Alessandro Philebois, maestro di ballo di sua maestà cesarea e cattolica. Il secondo ballo fu altresì vagamente concertato dal signor Simone Pietro Levassori della Motta, maestro di ballo di sua maestà cesarea e cattolica, con l’arie per li detti balli del signor Nicola Matteis, direttore della musica instrumentale di sua maestà cesarea e cattolica.